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La guarigione in psichiatria è possibile

La guarigione in psichiatria è possibile

Garantire il pieno recupero dei pazienti psichiatrici attraverso un percorso metodologico strutturato, basato su équipe multidisciplinari, capaci di costruire un progetto riabilitativo “tagliato su misura”. È l’obiettivo del volume “Recovery in psichiatria. Dalla valutazione al progetto personalizzato”, a cura di Ascanio Vaccaro, psichiatra, psicoterapeuta e docente dell’Università Cattolica.

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“Recovery in psichiatria sta a indicare la guarigione. Perseguibile ed effettivamente raggiungibile. Che corrisponde a un buon compenso clinico con assenza di sintomi e segni, o con parziale presenza, ma tale da non inficiare la qualità della vita” spiega l’autore. In psichiatria, nota Vaccaro, si fa ancora fatica a parlare di guarigione. Soprattutto quando si pensa ai pazienti con patologie gravi: schizofrenia, depressione unipolare, disturbi bipolari, autismo, disturbi di personalità. Proprio a loro sono indirizzati il programma e la metodologia descritti nel libro.

“C’è un substrato che accomuna disturbi che risultano profondamente diversi sul piano categoriale, nosografico e descrittivo, ma non su quello dimensionale” precisa Vaccaro. L’aspetto dimensionale, adottato anche nel DSM-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, sta a indicare: “Una zona d’ombra che interessa contemporaneamente più forme di psicopatologie”. Per esempio, chiarisce Vaccaro, schizofrenia e autismo sono disturbi molto diversi tra loro, ma possono essere accomunati perché entrambi presentano difetti delle funzioni esecutive e della Teoria della Mente. “In entrambi i casi, pertanto, riscontreremo difficoltà nelle capacità di progettare, programmare nonché pianificare e difficoltà nel capire l’altro, inteso come soggetto che è diverso da me, che ha pensieri, idee, emozioni e sentimenti propri”. Un pieno recupero funzionale (full functional recovery) richiede quindi, secondo l’approccio proposto nel volume, il recupero dei deficit connessi con la Teoria della Mente, la coerenza centrale, le funzioni esecutive, la sregolazione emotiva, la cognitività.

Il punto di partenza è un cambiamento di prospettiva nell’approccio epistemologico: dalla visione lineare causa-effetto a un approccio multifattoriale. “La spiegazione dei fenomeni abitualmente si fonda sul modello positivista in cui la causa precede e determina l’effetto: se si aumenta la temperatura, l’acqua bolle, se si diminuisce l’acqua non bolle più. I fenomeni che riguardano gli esseri umani, però sono ben più complessi”.
Per spiegare una patologia di tipo psichiatrico è necessario, quindi, passare a un approccio epistemologico multifattoriale: “Molti fattori concorrono a determinare un evento. Ciò che conta è il come e non il perché. Come accade qualcosa? quali sono i fattori che la influenzano?”. Nel caso delle patologie psichiche ci sono tutta una serie di condizioni: “Che hanno a che fare con la psiche, la genetica, il corpo, i neurormoni”. La vulnerabilità di ognuno si manifesta anche per via della epigenetica, ossia dalla modifica della genetica nell’impatto con l’ambiente: “Quindi in che contesto vive, cresce e si sviluppa la persona. Poi dobbiamo tenere conto degli eventi stressanti di vita e della resilienza, della competenza sociale, delle capacità di coping ossia di come si fronteggiano i vari problemi che la vita ci pone… (questi ultimi sono fattori protettivi)”.

Ne consegue che, se molti sono i fattori che determinano una patologia, molti sono i modi di intervenire (modello multimodale) e le figure coinvolte: “L’approccio è multidisciplinare per forza – sottolinea Vaccaro – il solo psichiatra non basta. Neanche l’alleato storico del medico, l’infermiere, è sufficiente. Serve la collaborazione dello psicologo, dell’educatore, dell’assistente sociale, del tecnico della riabilitazione psicosociale…”. Diventa allora necessario garantire la coesione di questa squadra complessa. L’esperienza del Dott. Vaccaro, descritta nel libro, si basa su una sorta di formazione in service, realizzata all’interno delle strutture riabilitative: “Ogni operatore è chiamato a studiare l’intelligenza emotiva, la leadership o intelligenza sociale, il problem solving e l’assertività, condividendo le procedure. In questo modo si riducono le differenze e i margini di errore soggettivi. Tutti i componenti della squadra adottano lo stesso processo di fondo, che consiste nell’essere autorevoli tra di loro e con i pazienti”.

Per una piena riabilitazione anche le terapie vanno integrate tra di loro, combinando psicoterapia, farmaco-terapia e interventi di riabilitazione psicosociale. In particolare, proprio per rispondere in modo efficace ai deficit che fanno da substrato molecolare alle diverse patologie, gli interventi si realizzano nei gruppi autostima, problem solving classico e strategico, resilienza e coping, abilità sociali, educazione sessuale e affettiva, assertività, comunicazione pragmatica, intelligenza emotiva, riabilitazione cognitiva. “Molti di questi gruppi riabilitativi sono completamente inusuali nelle comunità o nelle strutture sia pubbliche che private” afferma Vaccaro. “Esistono alcune esperienze che fanno eccezione, ma sono basate sulla buona volontà degli operatori, piuttosto che su una solida formazione”.

Ed è proprio l’obiettivo al quale mira il libro: quasi quattrocento pagine che sintetizzano un’esperienza di oltre trentacinque anni in strutture riabilitative per pazienti psichiatrici gravi. “Ho cercato di descrivere chiaramente quello che si fa, chi lo fa, con quali procedure e metodi in processi facilmente intellegibili”. Condivisione del sapere e del saper fare, per proseguire la lunga marcia verso la recovery di cui parla Claudio Mencacci nella prefazione del volume.
Perché la guarigione è possibile. Anche in psichiatria.

È possibile leggere un’anteprima del volume Recovery in psichiatria o acquistarlo sul sito di Franco Angeli

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